Rai1 e Rai2   L'ALBERO AZZURRO
Testi scritti per il programma da Bruno Tognolini

Copione puntata 26 /1995
Tema: IL TEATRO

"IL SOLE RAPITO"

di Mela Cecchi, Laura Fischetto, Emanuela Nava, Roberto Piumini, Bruno Tognolini
Sceneggiatura di BRUNO TOGNOLINI
Regia di Loris Mazzetti

Indice Albero Azzurro
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PUNTO N. 1 - SIGLA INIZIO 43"

RVM. SIGLA. TITOLI DI TESTA. (43'')
 
 


PUNTO N. 2. - STUDIO. ESTERNO ALBERO e PARCO (4')

Dodò spunta da una delle finestrelle dell'albero. Ha con sé un termometro gigante (stile Panaro). Si affaccia al suo pertugio e con aria molto lieta lo punta verso il cielo.

DODÓ
Previsioni del tempo: sole che scotta, febbre alle stelle, cielo celeste... Che temperatura! Che aria da pancia all'aria! Guarda il sole come ride!

La camera allarga e scopre Lavinia che ha appena finito di legare il capo di una corda (tipo corda per i panni) a un ramo dell'Albero Azzurro. E ora la tende fino al ramo di un altro albero del bosco.

LAVINIA
Bene, e allora ridiamo anche noi! Lo sai fare il gioco del teatro all'aperto?

Lavinia si inchina al pubblico.

LAVINIA
Signore bambine e signori bambini, gentilissimo pubblico con il naso ficcanaso, c'era una volta il Sole...

Lavinia tira fuori da una delle sue tasche un piccolo sole di carta, che appende alla corda con una molletta per i panni.

... che fu rapito da una Nuvola. Ma la Luna, cuore dolce come il miele, cuore grande Luna Park...

Lavinia tira fuori da un'altra tasca una mezzaluna di carta e con una molletta l'appende alla corda.

LAVINIA
... aiutata dal vento... ffffffffff...

Lavinia soffia forte sul sole.

LAVINIA
... riuscì infine a liberarlo.

DODÓ
Come sarebbe "infine", già finito? Uffa, che teatro corto!

LAVINIA
Ma no, era solo per dire la storia, non era il teatro! Adesso facciamo il teatro, quello vero, con gli attori e i personaggi: io faccio la Luna...

DODÓ
E io faccio il Sole !... Uffa, però: e il vento e le nuvole, allora, chi le fa?

Spunta Arras, proveniente dalla piazza. Ha un sacco da marinaio a tracolla.

ARRAS
Saludos, bambiños! Che passa?!

DODO' e LAVINIA (insieme)
Che passa?!

ARRAS
Passa Arras! Con un sacòn de novidad! Como è questa historia della nuvola che rapisce el tondo sol?... Ah, io de nuvole me ne entiendo, caramba!... Mirade!

Mostra il sacco, lo scuote con aria misteriosa. Poi lo posa e prende a narrare.

... Me ne stavo a navigar nel medio mar, quando de botto... un'accozzaglia de grigia nuvolaglia ha cobierto come un sombrero il mio veliero... Ahiahiai! Che tiempo de tempesta, che pioggia sulla testa... fulmini, saette, nebbia da fare a fette! E tutti i tipi di nuvole del mundo!

LAVINIA
Tutti i tipi, e quali tipi, Arras?

ARRAS
Todos! Cirri, cumuli, nembi, strati, nuvolones! E io le ho messe nel sacòn! Olé! Pescado!

DODÓ
Nel saccone? Lì dentro?!

ARRAS
Seguro! Mirade aquì!

Arras apre il sacco e tira fuori alcune sagome di nuvole di carta (Panaro), che via via descrive e appende alla corda con mollette da bucato (anch'esse attinte nel sacco). La prima sagoma rappresenta alcuni CIRRI bianchissimi, che sembrano pennellate.

N.B. Nonostante il personaggio di Arras abbia assunto un carattere decisamente giocoso ciò che stavolta dirà, malgrado il grammelot, suonerà come una descrizione "scientifica".

ARRAS
Esti son "Cirri", bianchissime nuvole che il pueblo del mar chiama "code de gatto". Ahiahi caramba, este nuvole non son da pigliar sottogamba! Rubano el sol, y portan tiempo brutto dappertutto!

LAVINIA
Oh, allora è lei la nostra rapitora!

Arras tira fuori dal sacco una sagoma che rappresenta i CUMULI, bianchi e simili a tondeggianti fiocchi di bambagia.

ARRAS
Momiento, chica! Conosci il detto "Cielo a pecorelle, acqua a catinelle"?!... Mira, este son le pecorelle: si chiamano Cumuli... E sparano acquazzoni con la fuerza de cannoni!

Per finire, Arras tira fuori una sagoma di nuvole scure, un po' a fungo, che rappresenta i NEMBI.

ARRAS
E infine, i Nembi: nuvole basse e scure, nuvole nere da buferas... Sièmbran buoni funghi bislunghi, ma ahi de mi, sono bislacchi e vigliacchi!

Arras appende anche i nembi, poi mentre la camera fa una carrellata su tutte le sagome appese, Arras consuma la battuta.

ARRAS
Bueno, chicos, allora: quale fra este canaglie nuvolaglie ha rapito el tondo sol?!

LAVINIA
Non lo so, la mia storia non lo dice...

DODÓ
Uffa! E allora?!

ARRAS
Y allora, per scoprirlo, occorre fare toda la comedia da principio! Io entrerò nella compagnia de los actores, como... viento! Arras el Viento!... El viento che fa navigar il mio veliero... El viento che canta canzoni di conchiglie... El viento che fa volare... fffffffff... los aquilones...

STACCO.


PUNTO N. 3. - RVM. REPERTORIO (1')

Beta n.8 FBC: Bambini fanno volare diversi tipi di aquiloni.


PUNTO N. 4. - STUDIO. EMPORIO (6')

Dettaglio del teatrino realizzato nella manualità della precedente puntata 25: sfondo con casetta e albero, due burattini/sagome di sole e luna mosse dai due lati, voce f.c. di Empirio che le anima

SOLE-EMPIRIO  (v.f.c.)
Amica luna, io vedo una casa!

LUNA-EMPIRIO  (v.f.c.)
Amico sole, io vedo un albero!

SOLE-EMPIRIO  (v.f.c.)
Questo non è il nostro cielo!

LUNA-EMPIRIO  (v.f.c.)
Siamo caduti in basso!

SOLE-LUNA-EMPIRIO  (v.f.c.)
Aiutooooo!

Dalle due sagomine che si agitano insieme allarghiamo alla faccia di Empirio che le muove, e che parla al bambino spettatore.

EMPIRIO
Calma, calma! A ogni astro il suo cielo: rimediamo! Questo è il teatrino scatola di scarpe che abbiamo fatto l'altra volta, ti ricordi? Ti avevo promesso che ci avremmo aggiunto un bel fondale nuovo. Quindi, Madama Luna e Messer Sole, per favore toglietevi di mezzo, che ora noi due dobbiamo lavorare, a costruire addirittura... il cielo!

Nel dir ciò, Empirio scosta il teatrino e si dispone davanti, sul banco, l'occorrente per la manualità del giorno (V. SCHEDA DI RENATA GOSTOLI).

Per costruire un fondale di cielo azzurro occorre: il teatrino, quello lì che ho messo via; due pezzi di cartoncino, uno azzurro più scuro e uno azzurro più chiaro, come questi... Altri ritagli di cartoncino bianco... Quattro strisce fini fini di cartoncino azzurro... Matite, pennarelli, colla, forbici con le punte arrotondate... E via, al lavoro.

Nel testo che segue si alternano due tipi di battute: battute che descrivono "in diretta" le operazioni della manualità ("...piego qui, taglio così..." etc.) - che potranno essere modificate in studio basandosi sulla scheda Renata Gostoli; e battute di riempimento e coloritura - che potranno essere dette in altri luoghi e tempi dell'operazione, oppure omesse del tutto.

Tu pensi che tagliare le cose strappando sia un lavoro facile e brutto? Invece è difficile e bello, guarda qua: arrotondiamo gli angoli del cartoncino azzurro chiaro strappando piano piano, con attenzione... e, vedi?... Viene fuori un bordo con una bellissima sfumatura, che sembra già una scia di nuvole bianche: tagliando con le forbici, non l'avresti ottenuta mai...

Allo stesso modo strappiamo via, piano piano, pezzi e strisce dall'altro cartoncino, quello azzurro più scuro, così... E li incolliamo sopra quello chiaro...

Poi passiamo alle figure, sono due. Una la possiamo fare insieme, ed è facile: una nuvola, prima disegnata su un cartoncino bianco... poi ritagliata, così... E l'altra invece l'ho preparata prima, ma la puoi fare anche tu allo stesso modo: un uccellino, eccolo qui...

Ora dirai: prendo la nuvola e l'uccellino, una leccata di colla dietro, e splat: appiccicàti in cielo! E invece no, al cielo non c'è nulla che rimanga appiccicato, neanche le nuvole collose cittadine, neanche la cacca bianchissima dei jet! Perché il cielo, se vai a poggiarci sopra qualche cosa, lui se ne scappa sempre un po' più in là, silenzioso e sereno, e tu non puoi toccare altro che il blu!

Dal cielo si può solo spenzolare: magari con una scaletta della strega... Ecco qua: prendi due striscioline, quelle sottili, e attaccale una all'altra ad angolo retto, con un po' di colla, così... Poi piega così, una volta, poi piega l'altra, poi l'altra... (etc.) Quando hai finito chiudi con una toccata di colla, ed ecco: una specie di molla!

A questa molla attacchiamo la nuvola, e l'altro capo lo attacchiamo al cielo, così la nuvola, boing boing!, sospesa in cielo bianca e d'argento e sola, dondola al vento e vola...

Entra Lavinia, guarda il manufatto, parla con Empirio - che intanto incolla l'uccellino al fondale con una seconda scaletta della strega che aveva già pronta.

LAVINIA
Che bello, Empirio, cos'è?

EMPIRIO
E' un fondale di cielo.

LAVINIA
Ehi! Ma è proprio quello che ero venuta a chiederti!

EMPIRIO
Beh, chiedi allora.

LAVINIA
Ma non un cielino così piccolino! Io volevo un cielo fondale speciale! Grande come un cielo vero vero!

Empirio, che ha finito il suo fondale, prende il teatrino, vi sistema dentro il fondale stesso, e riconduce in scena le due sagome del sole e della luna. Ora parla allo spettatore:

EMPIRIO
Ecco, finito! Ora possiamo montare il nostro fondale nel teatrino... così... E' un cielino piccolino - dice Lavinia: ma già molto in gamba, direi...

LAVINIA
Allora me lo dai un cielo grande celeste?

Empirio muove le due sagome come se rispondessero a Lavinia.

EMPIRIO
Celeste come? - chiese il Sole coraggioso.

LAVINIA
Celeste cielo.

EMPIRIO
Ma mia cara, - disse la Luna generosa - ci sono tanti celesti nel cielo! Vai pure a prenderli laggiù: scaffale dieci!

Lavinia esce di campo. Empirio continua ad animare a vista le due sagomine, assegnando una battuta a ciascuna con brevi movimenti e lievi cambi di voce.

Celeste stanco dei cieli cittadini...
Celeste forte nel vento nei mattini...

Torna Lavinia, reggendo sulle mani aperte 6 teli di diverse sfumature dal celeste al blu, piegati e impilati in bell'ordine come asciugamani: mentre Empirio continua a elencare, Lavinia spiega i panni e li drappeggia sul bancone attorno al teatrino.

Azzurro zaffiro seguace dei tramonti...
Azzurro carico dei cieli sopra i monti...
Blu delicato delle lunghissime serate...
Blu oltremare delle notti zuccherate...
Tutti i cieli sono belli, tutti tuoi!
Nuvole, vento, uccelli: quale vuoi?

LAVINIA
Questo! E prendo anche l'ombrellino che mi hai dipinto l'anno scorso! Ciao, a dopo!

Lavinia prende uno dei teli ed esce di corsa. Empirio lascia le sagome e parla al bambino spettatore.

EMPIRIO
E tu l'avevi notato che l'azzurro del cielo non è sempre lo stesso? Prova a guardare con occhi diversi una cosa che hai visto spesso, qui da noi. Ma non spegnere il televisore, mi raccomando!...

STACCO.


 
PUNTO N. 5. - RVM. SIGLA DI CODA. (1')

Mantenere la sigla di coda, SENZA TITOLI. Se possibile, togliere il canto e mantenere la base musicale: sulla quale la v.f.c. di Empirio commenta le variazioni del colore del cielo.

Il testo che segue è grossomodo scandito in cinque tempi, cronometrati sulla sigla stessa.

1) 0'' (zero secondi): mentre Empirio dice questa prima frase, lo RVM potrebbe essere bloccato sulle immagini in testa.

EMPIRIO  (v.f.c.)
Sì, è vero, questa è la sigla della fine: però aspetta, non è finita ancora! Voglio solo farti vedere questo cielo. Guarda:...

2) Da 0 a 15'' circa (dall'alba allo zenith):

All'alba il sole comincia a salire, e il cielo si tinge per metà di rosa. Rosa è il colore del presto, e l'aria bambina gioca freschissima e ride, perché un'altra mattinata è cominciata.

3) Da 15'' a 30'' circa (dallo zenith al tramonto).

Quando poi il sole alto illumina il cielo a tutta forza, l'aria signora si veste di celeste. Perché il celeste è il colore della luce quando ha forza, e comanda tantissimi uccelli.

4) Da 30'' a 40'' circa (tramonto).

Poi viene il tramonto, e mezzo cielo diventa rosso arancio, che è un po' come l'autunno per le foglie: il colore della vecchiaia e della fine.

5) Da 40'' a 60'' circa (notte).

E infatti ecco: il sole non c'è più, il cielo è buio e blu. Gli occhi degli uomini si riposano dalla luce. Ma sopra di loro il cielo si veste di gemme: oro di stelle incrostate sul gran blu, e argento di luna che passa. Perché anche questa notte... passerà!


PUNTO N. 6. - STUDIO. ESTERNO ALBERO e PARCO (4')

Luisa, sola e perplessa sta osservando le nuvole appese alla corda da Arras.

LUISA
Ma che cosa è successo? Ci è caduto il cielo sulla testa e non ce ne siamo accorti?

Bussa allo sportello di Dodò che apre subito e si affaccia con una corona di raggi sulla testa.

LUISA
Dodò!

DODO'
Attenta attenta, mettiti gli occhiali! Se mi guardi diventi rossa rossa, perchè io sono il sole, che splende lucente!

LUISA (Strizza gli occhi)
E' vero... mi stai accecando!

DODO' (Eccitato, parla velocissimo)
Ah ah! E vedrai Lavinia che si veste da luna, e Arras che si veste da vento, e poi cominciamo lo spettacolo, ed è la storia del sole e della nuvola, e c'è anche un rapimento! Bellissimo, vero Luisa?

Luisa si rivolge al bambino spettatore.

LUISA
Caspita, sì: è lo spettacolo del cielo! E' uno spettacolo che non finisce mai: è sempre in scena, basta guardare in sù...

Musica e...

INIZIO CANZONE

Suggeriamo di giocare l'azione in campi e controcampi, intarsiando tra loro due soggetti: a) Luisa e Dodò che guardano il cielo, b) il cielo.

Il primo soggetto può essere arricchito soprattutto da contributi d'attore: posture e figure, realistiche e stilizzate, a mento in su, una mano (o entrambe) a visiera, sorrisi che si aprono, occhi che si chiudono e si riaprono, braccio e indice teso in alto, lento e ripetuto levare lo sguardo da terra al cielo, etc.

Le immagini del cielo (controcampo alle precedenti) possono essere selezionate da disegni e illustrazioni, dalle stesse sagome di nuvole appese in studio stagliate su fondo celeste, o addirittura (se si azzarda la contaminazione) da filmati e repertori di cieli veri. Effetti ed intarsi di pioggia, fumo, lampi, aerei, arcobaleni, etc., dovrebbero essere giocati in forme semplici, grafiche, come illustrazioni di libri per ragazzi più che effetti realistici.

LUISA
Alzo il naso da terra qualche volta,
e guardo attenta in su:
vedo una cosa immensa e luminosa,
più grande dello sguardo e del pensiero,
un oceano di spazio alto e leggero:
guardo il cielo.

LUISA e DODÓ
La terra senza cielo
è una trappola chiusa:
con i miei occhi volo
nell'aria luminosa.

DODÓ
Nel teatro del cielo, tutto il giorno,
ci sono tante cose:
nuvole dalle forme molto strane,
aerei lontanissimi nel sole,
e uccelli che fanno capriole:
guardo il cielo.

LUISA e DODÓ
La terra senza cielo
è una trappola chiusa:
con i miei occhi volo
nell'aria luminosa.

LUISA
E viene giù la pioggia e sale il fumo,
scoppiano tuoni e lampi,
c'è la sorpresa dell'arcobaleno,
lottano contro il vento gli aquiloni,
fuggono in alto, liberi, i palloni:
guardo il cielo

LUISA e DODÓ
La terra senza cielo
è una trappola chiusa:
con i miei occhi volo
nell'aria luminosa.

FINE CANZONE

Alla fine della canzone arriva Lavinia, con il telo celeste che ha scelto all'emporio e un ombrellino chiuso. Attira l'attenzione con muti gesti enfatici, depone il telo, apre l'ombrellino: c'è dipinta una falce di luna, chiara sul blu. Vi si nasconde dietro, occhieggia.

LAVINIA
Ecco a voi... la luna Noveluna!

Un "oohh!" di meraviglia. Lavinia si inchina per ringraziare, e dato che c'è raccoglie il telo.

DODÓ E LUISA
Oooohhh!

LAVINIA
Grazie! Ed ecco... il cielo per il nostro spettacolo. Dai, aiutatemi a metterlo sù.

Lavinia e Luisa appendono il telo, Dodò cerca di dare una mano ma fa più confusione che altro: si impiglia, resta avvolto nel lenzuolo. Intanto, preceduto da un gran rumore di potenti soffi, arriva Arras: ha un'elica sulla testa e la muove con le mani. Durante la sua azione il telo viene infine, bene o male, sistemato.

SOFFI DI VENTO

ARRAS
Ecco el Viento! Anzi, ecco todos los vientos del mundo! Libeccio, Tramontana, Scirocco, Grecale, Maestràl...

LAVINIA
Bene, ci siamo tutti allora: il Sole, la Luna, il Vento... Manca solo la Nuvola... Luisa!

LUISA
Ah, ecco! Ma chi è che ha deciso le parti?

LAVINIA e DODO'
Io. Io. Noi.

LUISA
Voi piccoli vi siete presi sole e luna, e a noi grandi avete lasciato il resto: vero?

LAVINIA
Sì. Hai visto che bel sole dorato?

Dodò si pavoneggia

DODÓ
E hai visto che luna di panna gelato?

Lavinia si pavoneggia

LUISA
Il sole è il re del cielo e la luna è la regina della notte: chi l'ha detto che siete voi regina e re? Perché non facciamo invece la conta dei Re? Dai, ve la ricordate?

STACCO.


PUNTO N. 7. - RVM. SPOT PROMOGIOCHI (2')

"La conta dei Re"


PUNTO N. 8. - STUDIO. PARCO (5')

Empirio avanza tra gli alberi leggendo a voce alta da un grosso foglio disegnato e colorato a mano con tratto infantile.

EMPIRIO
"Biglietto... per uno spettacolo di teatro all'aperto... Personaggi: Sole, Luna, Vento e Nuvola...". Bene bene, teatro all'aperto, eh?...

Scruta il cielo con aria preoccupata, annusa l'aria. Poi al bambino spettatore:

... Ma io sento odore di pioggia... Sniff sniff!... Tu che ne dici? Non si sente lì da te?... Sniff sniff! Qui ci vuole una filastrocca di scongiuro, poveri attori della compagnia! Ma li hai visti? E' tutt'oggi che appendono nuvole, tendono cieli, ma perbacco! Ci mancherebbe che venisse un acquazzone! Eh sì!... Inconvenienti del teatro all'aperto! Per fortuna io sono un esperto! Eh eh eh!... Allora sei pronto? Mi dai una mano a fare lo scongiuro? Guarda, ripeti tutti i miei gesti e le parole: uguali uguali, o non funzionerà.

Palme aperte al cielo, poi quattro aperture di dita "a spruzzo".

EMPIRIO
Cielo bello, non diventare brutto:
rimani bello, azzurro, chiaro, asciutto.

Pugni chiusi al cielo, poi indicare lontano lontano.

Acqua di pioggia, vola via lontano:
va là dove fa segno la mia mano.

Palme aperte al cielo, poi toccarsi le guance ed i capelli.

Pioggia bagnata resta su nel cielo:
non mi bagnare né pelle né pelo.

Pugni chiusi al cielo, poi mani in faccia e poi sul capo.

Umida pioggia sù nel cielo resta:
non mi cadere né in faccia né in testa.

Empirio ha finito: guarda ancora in alto, annusa un po', poi:

EMPIRIO
Sniff sniff... Bene! Dovrebbe bastare. Ora possiamo andare, vieni con me!

Empirio s'incammina, seguito dalla telecamera, tra gli alberi. In quattro passi è arrivato al sito dello spettacolo: ecco il fondale celeste teso fra due alberi, sistemato ovviamente in modo ben più funzionale che nel precedente punto 6, con spacchi e pieghe e trucchi utili all'azione teatrale che conterrà. Il telo è scosso dal di dietro da tocchi di mani misteriose, come il sipario prima dello spettacolo, e voci bisbiglianti ridono e lanciano allarmi.

DODÓ, LAVINIA, LUISA, ARRAS  (v.f.c.)
Il pubblico!... Arriva il pubblico!... Guarda!... No! Non farti vedere!,... Quanti sono?... C'è Empirio?... Sì che c'è!... Ha portato anche il nostro amico che sta a casa!... Meno male!... Dai, cominciamo allora?... Cominciamo!... Sssss! Silenzio!

I rumori fuori scena cessano, il fondale placa l'ansia delle sue onde, Empirio si è seduto per terra lì davanti, spalle a noi. Si volta, ci sorride brevemente, si volta ancora verso la scena, e lo spettacolo ha inizio.

Delle azioni, trucchi, figure che lo accompagneranno diamo qui meri suggerimenti. La regia, aiutata dalla perizia teatrale di alcuni attori, potrà completarli o sostituirli a suo piacimento.

Nel telo son praticati due "spacchi", tenuti chiusi quando non sono in uso con velcro, o stretti a mano dal retro. Il primo spacco si apre, e lascia trapelare (non senza qualche buffa difficoltà) Dodò con la sua corona di raggi. Durante la sua battuta Lavinia, in funzione di servo di scena (non di Luna), sgattaiola davanti al telo e mostra sorniona cipolle o bisonti, pulci o mimose, frutta e foraggi: con oggetti, sagome, mimo, o come può.

SOLE-DODÓ
Io sono il Sole caldo e luminoso,
sto qui, scaldo la terra e mi riposo,
e intanto do la luce a mare e monti
a cimici, a cipolle e a bisonti....
Splendo felice su tutte le cose,
i bambini, le pulci, le mimose:
io sono il sole, guarda che bei raggi,
faccio crescer la frutta ed i foraggi...

Luisa entra camminando davanti al telo (trovare un passo "teatrale"), con la testa nascosta dietro una sagoma-nuvola di grandezza adeguata. Giunta davanti al sole-Dodò, appende la nuvola come un quadro al muro (mediante gancetti che si impiglino al telo) al di sopra dello spacco di Dodò, in modo che sporga da sotto, qua e là, la punta del becco irrequieto.

NUVOLA-LUISA
Vedi vedi che bel Sole,
uno scherzo qui ci vuole:
io adesso lo nascondo
e verrà l'ombra sul mondo!
Basta con quest'aria arrosto!
Mi avvicino di nascosto,
salto poi davanti a lui:
ora i giorni saran bui!
Sì, lo tengo prigioniero,
sempre il cielo sarà nero!

Luisa si siede sotto la nuvola ai piedi del telo, e china il capo simulando assenza, come i servi neri di certo teatro giapponese. Da un secondo spacco, simmetrico al primo, sbuca Lavinia con l'ombrellino chiuso, che subito apre. Lavinia recita sporgendosi ed occhieggiando qua e là dall'ombrellino.

LUNA-LAVINIA
Santo cielo, che succede,
tutto buio qui si vede!
Dov'è andato il caldo Sole?
Si son chiuse rose e viole!
Dov'è andato il suo calore?
Son gelate anche le more!

Entra alla ribalta Arras-Vento, girando a mano la sua elica ridicola. Un'altra mano f.c., invisibile, scuoterà il telo al suo ingresso.

VENTO-ARRAS
Che c'è, Luna, perché strilli?
Chi ti punge, vespe o spilli?

LUNA-LAVINIA
Vento, guarda, guarda in su:
il bel sole non c'è più!

Lavinia, di controscena, riempie la seguente quartina di Arras con mosse e gesti vistosi rivolti al bambino spettatore: ha avvistato il becco di Dodò dietro la nuvola.

VENTO-ARRAS
O perbacco, dici il vero:
vedo il cielo buio e nero!
L'aria è triste, tutta scura,
solo tenebra e paura...

LUNA-LAVINIA
Guarda, Vento, quel che vedo!
Quasi quasi non ci credo!

VENTO-ARRAS
Cosa vedi, Luna bianca?

LUNA-LAVINIA
Vedo quello che ci manca!

VENTO-ARRAS
Vedi il Sole? E dove sta?

Luisa si rialza, riprende vita e presenza, afferra la sua nuvola con aria bellicosa.

LUNA-LAVINIA
Dietro quella Nube, là!
E' tenuto prigioniero
da quel nuvolone nero!
Qui bisogna liberarlo:
ma io ignoro come farlo...

VENTO-ARRAS
Tu lo ignori, ma io no:
guarda, Luna, guarda un po'...

Arras parte soffiando a guance gonfie e girando l'elica; il telo si dimena a più non posso; ma Luisa-Nuvola resiste; constatata l'inefficacia del soffio, Arras passa a vie di fatto, e spinge direttamente con le mani. Luisa cede, sgancia la nuvola e scappa con essa. Sotto la nuvola lo spacco è aperto, ma Dodò non c'è più. Tutti fan finta di niente.

NUVOLA-LUISA
Cosa accade? Chi mi spinge?
Chi mi strappa? Chi mi stringe?
Chi mi scaccia, io mi chiedo?
Basta, vado, scappo, cedo!

LUNA-LAVINIA
Come scappa quella matta!
Bravo Vento, ce l'hai fatta!
Ora il Sole splende ancora
e si sgela, giù, la mora!...

Pausa imbarazzata, poi Lavinia ripete:

... Ora il Sole splende ancora
e si sgela, giù, la mora!...

Ed ecco finalmente Dodò, che sbuca affannato dal suo spacco, con la corona di raggi un po' di traverso. Lavinia riprende ritmo.

... E' tornato il caldo Sole
e si sghiacciano le viole!

SOLE-DODÓ
Io sono il Sole caldo e luminoso,
sto qui, scaldo la terra e mi riposo,
illumino la gente sulla testa,
con la luce dono vita e festa...

Tutti, compresa Luisa, si liberano di sagome, eliche, ombrelli e corone, e recitano frontali al pubblico l'Epilogo.

TUTTI
La nuvolaccia non l'ha fatta franca
e a rispettare il Sole ora ha imparato:
evviva il Sole, viva la Luna bianca,
e anche il Vento che l'ha liberato!

Empirio applaude, e la compagnia fa "le uscite": tranne Dodò, tutti si tengono per mano, fanno gli inchini, ringraziano, salutano.

TUTTI
Grazie!... Grazie!... Ciao!... Arrivederci!... Grazie!

STACCO.

 

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