Bruno Tognolini, Gioia Marchegiani
MARIA MEZZOMONDO
Storia bambina e fiabesca di Maria Lai

AnimaMundi Edizioni
Con una prefazione di Maria Lai
Ottobre 2026 | Albo illustrato | Cartonato | 17 x 21 cm | 64 pagine | € 22



Qui la copertina completa in alta definizione
In Maria Mezzomondo,
personaggio inventato,
tante bambine
si possono riconoscere,
ma la sua storia simbolica
e la mia storia reale
hanno coincidenze
misteriose e sorprendenti.


Maria Lai




La storia di Maria Mezzomondo

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    LA STORIA. Come la racconta Maria Lai

    Questo si legge, a firma di Maria Lai, in coda all'albo illustrato.

    Questa mia ipotetica infanzia raccontata da Bruno Tognolini fu scritta nei giorni successivi al nostro primo incontro. Tre anni fa eravamo ospiti nello stesso albergo, tra un gruppo di ideatori di spettacoli chiamati al teatro di "Villa dei Leoni" sul Brenta, alle porte di Venezia.
    Una fabbrica di saponette e borotalco che si specchiava sul canale di fronte a noi emanava i suoi profumi. Si respirava pargolezza e il nostro impegno si adeguava al clima di distacco dalla realtà esterna, come nei giochi. Chiesi di conoscere l'autore di un testo teatrale che mi era parso incantevole; mi informarono che il suo posto a tavola era di fronte al mio. Vidi arrivare un adolescente con grandi occhi stupiti. Anch'io stupita gli chiesi:
    "Ma quanti anni hai?"
    Quando lo rividi, di recente, quella prima immagine diventò irreale, quasi un personaggio dei suoi racconti. Bruno Tognolini però è un adulto concreto, non riconoscibile nel ragazzo timido e balbuziente che ricordavo e nel quale allora non riuscivo a identificare la maturità dello scrittore.
    Ora che i conti tornano, resta il mistero di come, lui quarantenne e io settantenne, in un unico incontro, ci eravamo scambiati reciprocamente la rappresentazione di una nostra prima età.
    In Maria Mezzomondo, personaggio inventato, tante bambine si possono riconoscere, ma la sua storia simbolica e la mia storia reale hanno coincidenze misteriose e sorprendenti.

    Maria Lai

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    LA STORIA. Come la ricordo io

    Il progetto teatrale di Mira

    Nel 1989 l'attore narratore Marco Paolini, con cui in quegli anni collaboravo nella scrittura di alcuni spettacoli, mi chiamò al lavoro in un bel progetto teatrale che coinvolgeva le scuole primarie nel teatro di Villa dei Leoni a Mira, Venezia. Artisti di mondi diversi erano invitati ad accogliere alcuni "soggetti" elaborati dagli scolari, svilupparli, ciascuno nella sua arte, e restituirli ai bambini come progetti di realizzazioni nei diversi linguaggi.


    Il Sipario Invisibile

    A me capitò un soggetto stupendo, prodotto da una quarta primaria col loro maestro, e intitolato "Il Sipario Invisivile": era, scrivevano i bambini, quel diaframma inconsistente dietro a cui sconfiniamo quando vaghiamo altrove con la fantasia. Io ero chiamato al lavoro come drammaturgo: la mia rielaborazione fu la traccia di uno spettacolo teatrale. Fossimo stati nel cinema avremmo detto: dal soggetto al trattamento.
    La sua vicenda raccontava che, a forza di sconfinare oltre il suo Sipario Invisibile, un ragazzo fragile e incerto di esistere alla fine non torna più indietro: è prigioniero lì. I suoi cinque amici si lanciano allora in una magnifica avventura di soccorso, e partono a turno, ciascuno oltre il suo Sipario Invisibile, per riportarlo indietro.
    Quella traccia teatrale non divenne mai uno spettacolo, ma i bambini autori furono molto felici nel sentirsi rinarrare il loro soggetto sbocciato in una storia. In compenso sei anni dopo diventò con l'editore Giunti il mio primo romanzo della vita: Salto nell'Ultramondo, ancora vivo e scalciante in libreria dopo trentadue anni.

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    Maria Lai

    Questa però è un'altra storia, che s'è annodata con la nostra solo in quel punto. Torniamo indietro nell'intreccio per snodarlo.
    Fra i diversi artisti coinvolti in quel bel progetto c'era la scultrice Maria Lai. Anche se vivevo da tanto "in continente", nel piccolo mondo conchiuso del Teatro Ragazzi, avevo ben sentito parlare di lei. Era della mia terra: il richiamo era forte. Era piccola, anziana, una jana, una fata sarda di grande e posato carisma: il richiamo era fortissimo. A pranzo parlammo a lungo. E davvero qualche cosa, come lei qui sopra racconta, passò fra noi di indecifrabile, oltre quelle parole: fra noi e, col nostro consenso, fra le nostre infanzie.


    La ragazza un occhio sì e un occhio no

    Passarono gli anni. Dal teatro per ragazzi allargai il mio cammino alla TV (L’Albero Azzurro), e finalmente ai libri. Nacque mia figlia, cambiai. Ogni cosa s’illuminò. Il cielo sfolgorava di storie future, che chiedevano solo ridendo di essere scritte.
    Sotto casa, nel centro di Bologna, dalla vetrina di una parrucchiera mi guardava con un occhio solo la foto di una ragazza con un banda nera di capelli calata sul viso. Eccola! Vista! Si trattava ora solo di aspettare che spifferasse la storia impaziente che a stento teneva. Ma era il tempo, la storia sgorgò: le due metà della conchiglia – quella ragazza "un occhio sì e un occhio no" ora a Bologna, e il ricordo di quella maga sarda anni prima a Mira – si congiunsero, la bestiola si mise al lavoro sulla sua perla. Nacque il racconto Maria Mezzomondo. Lo mandai a Maria Lai.

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    Una prima edizione "da galleria"

    Ne fu felice e sorpresa, come racconta lei stessa qui sopra. Tanto vi si specchiò ("Ma come fai a sapere queste cose di me, che non mi conosci?") da proporne nel 1994 alla sua galleria Arte Duchamp una bella edizione limitata. E oggi perduta: ne conservo forse io solo una mezza dozzina di copie. Per qualche anno Maria Lai usò nelle sue mostre in giro per il mondo questo librino oblungo, che in copertina riportava una sua opera, come biografia immaginaria - ma non poi tanto, in fondo, a quanto pare.

    Ecco la sua copertina "spianata".





    Apparizioni in altri libri e storie

    In seguito il personaggio di Maria Mezzomondo, grazie al suo ciuffo e al superpotere visionario che le donava, ebbe buona accoglienza in altri libri di racconti: Angeli, lucertole, bambini dappertutto (Fatatrac 1992, Camelozampa 2022), Sentieri di conchiglie (Fatatrac 1995) e Storie del Viavai (Fatatrac 2014).
    Ma il racconto intero e originario, che finalmente questo libro prezioso illustra e racconta, è ancora largamente sconosciuto.

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    Anni di amicizia

    Seguirono alcuni anni di amicizia. Come Luke Skywalker volava sul remoto pianetino Alpha-Degobar per completare la sua istruzione jedi con il maestro Joda, così io di tanto in tanto andavo a Cardedu, costa orientale sarda, a trovare Maria, jana e Joda bassotta come il vecchio jedi e come me (parole e storie sanno sempre affratellarsi): e per un giorno e una notte tacevo e ascoltavo. Ci andai una volta con la mia compagna di allora, Lucia. E un'altra volta con nostra figlia, Angela.





    Eccola, bambina decenne che ascolta e guarda incantata le storie e le figure di Maria, che la chiamava, alla sarda, Angèla.


    Biforcazione delle strade

    Poi tramontò quella stagione di pellegrinaggi, per le ragioni per cui mutano le stagioni: passaggi di tempo. Ci incontrammo ancora, coi zitti sorrisi di intesa di due "bambini che giocano coi mostri"” (vedi qui sotto). A Cardedu però non tornai più.
    I lunghi racconti che Maria mi aveva fatto della sua vita ebbero però un altro frutto, a sua volta idedito. Un racconto-monologo (non per bambini) sull'artista Maria e sulla sorella Giuliana, scritto come capitolo aggiuntivo dello spettacolo Telai di Laura Curino, per la replica speciale messa in scena al Festival Letterario "L'Isola delle Storie", a Gavoi nel luglio 2005. Qui questo racconto si può leggere.


    Questo libro

    E ancora passarono gli anni. Quel raffinato librino verticale, biografia immaginaria di Maria Lai per le sue mostre, era scomparso da tempo. E comunque non era mai stato in libreria: pochissimi avevano letto quella storia. Forse era tempo, pensai, che Maria Mezzomondo Lai venisse al mondo. Nel Natale del 2024 spedii il racconto a Valentina De Pasca, coordinatrice editoriale di AnimaMundi, con cui avevo già condiviso altre storie (Falaria, 2024).
    Il seguito lo racconta lei qui sotto.

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    LA STORIA. Come l'ha accolta AnimaMundi

    Quando Bruno ha bussato alla porta di AnimaMundi per proporci la ripubblicazione di questo racconto sono rimasta ammutolita: ritornava lei. Ritornava Maria Lai. Aveva già avuto un ruolo importante nella mia via professionale, mi ero dedicata al suo studio, avevo accompagnato la pubblicazione di alcuni suoi libri e grazie alla fiducia di Maria Sofia Pisu avevo scritto un contributo che accompagnava I luoghi dell'arte a portata di mano. Quattro mazzi di carte per argomentare sul fare arte, leggere l'arte, ridefinire l'arte (5 Continents Editions 2021).

    Al silenzio della sorpresa è seguito un "sì", un "sì" che significava iniziare a pensare a un progetto editoriale a tutto tondo. Ho da subito immaginato un libro illustrato che parlasse a bambine, bambini ma anche agli adulti, un libro che potesse intrecciare la voce di Bruno, quella di Maria e quella di un’illustratrice senza che nessuna prendesse il sopravvento sulle altre, ma che al contrario diventassero voci intrecciate. Mi confrontai con Maria Sofia Pisu ed Eva Borzoni e subito pensammo che l’illustratrice da porre accanto alle parole di Bruno fosse Gioia Marchegiani.

    La chiamai, accettò subito e iniziammo a pensare e a immaginare insieme. Quando Gioia mostrò le prime tavole a Bruno e a me durante la scorsa Fiera di Bologna, mi sono commossa. Nei suoi appunti, nei suoi dettagli, nelle sue immagini saltellava una "bambina antica", come amava definirsi Maria Lai, e saltellava nei prati sardi, tra i tessuti, con la sua frangetta a metà. Il libro stava prendendo forma, delicatamente.

    E ora che lo guardo, mi sembra che questa delicatezza sia proprio la sua cifra stilistica. Una delicatezza che oggi è qualcosa di rivoluzionario, nei libri come nella realtà.

    Valentina De Pasca

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    LA STORIA. Come l'ha sognata Gioia Marchegiani

    LA MIA VOCE A UNA STORIA
    CHE È LA STORIA DI UNA VOCE


    Maria Mezzomondo mi è stata consegnata dalle mani di Maria Sofia Pisu nel nostro primo incontro in occasione dell’inaugurazione della mostra delle mie illustrazioni per Il campanellino d’argento (Topipittori editore) l’albo illustrato in cui il testo di Maria Lai narra la leggenda sarda della capretta. Fu una sorpresa grandissima e un onore per me avere lì la nipote della grande artista. Mi aveva portato in dono un volumetto elegante di poche pagine in cui stava la storia impressa su carta grossa e pregiata. Si trattava della prima versione di Maria Mezzomondo stampata dall’editore Duchamp. Maria sofia mi disse: “ Dovresti illustrare anche questa un giorno!”. Era il 4 ottobre del 2017 e io ero sopite del Festival Tuttestorie.

    E così è stato! Lo scorso anno sono stata contattata da Valentina De Pasca di Animamundi che mi ha chiesto di illustrare questa straordinaria biografia fiabesca di Maria Lai scritta da Bruno Tognolini.

    A volte nella vita le cose accadono inaspettate e sono spesso le più belle. E se ci penso oggi per me è stato così l’incontro con Maria lai avvenuto solo dopo la sua morte attraverso i suoi racconti filmati i suoi scritti e soprattutto le sue opere.

    L’ho ascoltata e guardata profondamente ed è la mia una ricerca ancora fervida e mi pare inesauribile come inesauribile e sorprendente è il mistero di ogni vita. Certamente un artista è sempre un invito a scoprire la vastità della mente, in Maria Lai si unisce un forte legame con la concretezza della vita reale dove per lei ha radice molta della sua ispirazione. (…) ed è proprio in questo muoversi dello sguardo tra intimo e relazionale, tra dentro e fuori, tra terra e cielo che hanno radicato anche le mie scelte narrative e stilistiche per le illustrazioni di Maria Mezzomondo.

    L’idea principale è che nell’infanzia risieda gran parte dell’immaginario elaborato dall’artista nelle opere di adulta. Che l’archivio si si cominci a riempire ad ogni nostro primissimo sguardo sul mondo. In tal senso Maria Mezzomondo è una e tutte le bambine, è una bambina universale.

    Sta qui per me il messaggio centrale di questo testo di Bruno nel quale mi sono ritrovata anch’io. L’arte è nella vita di ognuno sin da sempre e …” ci prende per mano” aggiungerebbe Maria Lai. Da qui a trovare il coraggio di esplorare la possibilità di dare un volto a un’artista del suo calibro ci passa un po’. Ma è proprio la bambina Universale a cui ho pensato iniziando da una foto in bianco e nero ritoccata di Maria bambina che apre il racconto, poi la mia Maria si muove con naturalezza tra un mondo misterioso e fantastico fatto di fili, figurine strane, draghi e lucertole giganti e un mondo naturale e reale fatto di lentischi, mirti, elicrisi e altre piante tipiche del paesaggio sardo.

    Il paesaggio antropizzato scompare del tutto, così il bianco del foglio si è fatto pavimento e parete su cui la lasciavano disegnare da bambina, e tavolo su cui impastava le sue prime opere, e sentiero arso e roccioso dove passeggiava tra cespugli aromatici riscaldati dal sole e grotta dove incontrava le janas.

    Gli adulti sono pura voce, presenti nel racconto di Bruno non hanno sembianze perché così sono per i bambini intenti a scoprire il mondo, quasi interferenze nel ritmo spontaneo di apprendimento e crescita creativa.

    Gli altri bambini con cui interagisce anche non compaiono ma ci sono e sono parte di quel gioco che è parte integrante di tutta l’opera di Maria.

    E anche io ho giocato con lei nel dare forma alle tavole illustrate. Ho usato alcune delle tecniche con cui lei creava: collage e fotocopie, tessuti usati come stampe, fili e solo inchiostro nero per l’ ossatura narrativa e un gessetto giallo ocra per rendere il Magico mondo fiabesco che si fonde con la vita reale.

    Ancora una volta mi sono messa a fianco a Bruno che racconta e Maria che lancia la sfida e insieme è accaduto che ha preso forma il libro. Insieme ci siamo trovati sui quei sentieri, nella grottina della janas al cospetto della Prinzipalissa e sempre entrando e uscendo dalle sue opere che compaiono tra le pagine che si fanno alla fine museo, luogo che custodisce e protegge la vita unica, poetica e rivoluzionaria di una piccola artista che è stata per tutta la vita una sconfinata bambina.

    A Ulassai sono tornata a inizio estate per prendere parte a Legarti, una residenza d’artista dedicata proprio a Maria Lai. Il libro era già avviato, ma è nato lì l’erbario Ulassese di cui c’è traccia nell’albo, passeggiando sui sentieri ho annusato, e fermandomi ascoltato e disegnato fino a dimenticare il tempo e lì un pomeriggio mi è sembrato di vedere alcune piccole fate nascoste tra le foglie e altre intente a portare un lunghissimo filo d’oro, che sembrava infinito.

    Gioia Marchegiani

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    ALTRI FILI

    I bambini che giocano coi mostri

    I fili che tracciano e cuciono le opere di Maria Lai sono gli stessi che lei sapeva tirare, invisibili, con le vite delle persone che a lei si avvicinavano, che lei lasciava avvicinare.
    Eccone un altro, dorato e scintillante, che ho trovato trapunto nella mia vita, e che qui voglio ricordare perché è il suo tempo. È un filo lungo ventisette anni.

    Le due foto qui sotto mostrano il recto e il verso di un'opera che Maria mi donò nel 1999.

    Una sua descrizione in termini catalografici e museali - se mai finisse in un catalogo o in un museo, e non accadrà - suonerebbe così: "tavoletta in terracotta modellata con inserzioni in fil di ferro e dettagli in vernice dorata; iscrizione autografa dell'artista sul verso".
    Ingrandendo, le righe che Maria scrisse sul verso si leggono bene:

    La vita è un bambino che gioca (Eraclito)
    coi mostri (Maria)
    a Bruno Tognolini, ferragosto 1999

    Maria non sapeva del mio lungo cammino coi mostri, un cammino di ricerca e narrazione partito ben diciasette anni prima. E neanch'io ne sapevo granché, a dire il vero: il suo fiume viaggiava carsico per lunghi tratti sotto la crosta di altri lavori. Ma se c'era uno sguardo che bucava sottoterra quello era il suo. "Un bambino che gioca coi mostri", aveva visto guardandomi quella jana artista.
    Oggi, a distanza di pochi giorni da MARIA MEZZOMONDO, esce il mio ultimo romanzo MONSTERIUM, che quel cammino chiude dopo 44 anni. E io mi riscopro a chiedermi di lei la stessa cosa che lei si chiese di me, con le stesse parole: come ha fatto a conoscermi bambino? Nel tempo di un solo pranzo ci eravamo visti le infanzie

    O ci eravamo semplicemente riconosciuti per come eravamo, infanzia o no: due bambini che giocano coi mostri.

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    ALTRE FIGURE

    Una breve rosa d'assaggio delle tavole di Gioia Marchegiani, selezionate dall'editore.



















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    Questa pagina è stata creata il 17 settembre 2026 e aggiornata l'ultima volta il 21 settembre 2026.

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