Bruno Tognolini
RIME BUIE
Su immagini di Antonella Abbatiello

Brossura con alette, 88 pagine con tavole a colori, cm 14 x 26, 14,90 Euro
ADRIANO SALANI EDITORE, aprile 2021

Questo è un libro per i grandi
Per quei grandi che da piccoli, o coi piccoli, hanno amato i versi di Tognolini e i disegni di Abbatiello.
Stavolta, sono per loro.





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di Bruno Tognolini

INDICE DEI CONTENUTI

Presentazioni in copertina

Note dell'autore dei versi
  • Fonti lontane di questo libro
  • Versi scritti sulle figure
  • Perché "non per bambini?"
  • Perché "rime per grandi"?
  • Filastrocche narrative
  • Vecchie ballate
  • Non è buio da Covid

  • Note dell'autrice delle immagini
  • La narrazione visiva
  • Le fonti delle immagini

  • Recensioni e giudizi
  • Interviste e articoli
  • Lettere e messaggi

  • Recensioni e giudizi

    Assaggi: tre Rime Buie
  • Lasciami andare!
  • La distratta
  • La salita



  • Il libro può essere acquistato online presso



    PRESENTAZIONI DI COPERTINA

    Ecco i testi con cui l'editore, in accordo con gli autori, presenta il libro nelle pagine di copertina.

    La quarta di copertina Questo è un libro per i grandi. Per quei grandi che da piccoli, o coi piccoli, hanno amato i versi di Tognolini e i disegni di Abbatiello. Stavolta sono per loro.

    "Io sono una pianta
    Simmetrica, lenta, potente
    La vita più santa
    Si nutre di luce e di niente
    Conosco vangeli di rami
    Teoremi di steli
    Silenzi di immensi reami
    Millenni di cieli"


    Boschi dei rapimenti, isole da cui non si parte, bambini che sono piante. Diciotto fiabe nere, lucide, tragiche, narrazioni di un poeta cresciute come edera su altrettante visioni di un'artista.

    L'aletta della quarta di copertina Le filastrocche di Tognolini sono formule luminose. Ma il buio c'è sempre stato, nascosto nella loro luce. Un filo d'ombra quasi impercettibile, un nero di matita appuntita incide lieve i contorni delle cose, che forse per questo si stagliano chiare nei versi. Ora, per una volta, il poeta si tuffa dentro quel buio sottile.
    Ne nascono diciotto ballate, poesie narrative. Fiabe nere, lucide, tragiche, in cui ribollono secoli di smarrimenti. La misura del verso, però, frena il magma, il disordine si ordina in rima: forse perché lo possiamo vedere più distintamente. Dietro le quinte, nell'ombra della bellezza, i due autori si incontrano a rovescio, coi versi che illustrano le immagini e non viceversa. Non sulla pagina bianca, ma su diciotto tavole d'arte di Antonella Abbatiello, inedite e antiche vent'anni, son scritte le rime che ora le fanno rileggere ‘sotto altro buio'.

    L'esergo "I said to my soul, be still, and let the dark come upon you"
    T.S.Eliot, "Four quartets", East Cocker, III

    L'intera copertina 'spianata', con le sue alette




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    NOTE DELL'AUTORE DEI VERSI

    Fonti lontane di questo libro "Nell'aprile del 2007 Antonella Abbatiello, con cui avevo stretto amicizia, mi spedì un piccolo libro confezionato a mano da lei stessa, con testi suoi. Allineava una sequenza incantata di visioni di mare dai colori liquidi e intensi, commentati da brevi e semplici versi. Col pudore di chi conosce molto bene la sua arte e da lì parte per avventurarsi nell'altrui, Antonella definiva quelle sue righe appena una tenue traccia, mere didascalie sostituibili con altre e migliori parole. Suonava come un invito, e a me non serviva altro: sfogliando quelle immagini e leggendo quelle parole avevo subito cominciato a chiedermi quali mai altre potessero meglio occupare il posto fortunato in calce a quelle visioni, quale altra storia potesse essere celata sottopelle in quelle forme colorate, ansiosa di affiorare. Ci siamo accordati su questo nuovo esperimento, il poeta che scrive sulle immagini, e mi son messo al lavoro. E che vacanza, che meraviglia e che riposo fare il "poeta illustratore". Non dover essere io, per una volta, l'avanguardia del drappello, il rompighiaccio, lo stalker che fronteggia l'ignoto, l'inarticolato, che ci va dentro per tornare col bottino di un testo..."

    Così cominicia, in questo stesso sito, la presentazione dell'albo Maremè, che aprì questa nuova via di "poeta illustratore di immagini", dove si ribalta il rapporto usuale fre i due artisti. Seguì nel 2010 Farfalla, che ribatteva lo stesso sentiero. Ed ecco, sull'onda lunga di quel mare, tredici anni dopo un altro viaggio.

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    Versi scritti sulle figure Maggio 2020, in piena Prima Reclusione, in rinnovate chiacchiere di amicizia e arte si apre una via. Antonella mi spedisce sette tavole con sette titoli: 1. Colle degli elfi
    2. Casa nel bosco
    3. Prezzemolina
    4. Pinocchio e la balena
    5. Conversione di San Paolo
    6. La donna e il serpente
    7. L'isola
    Sono tavole inedite, realizzate per mostre o per altre occasioni, di cui Antonella parla nella sua nota in questa pagina. L'accordo è lo stesso di tredici anni prima: io guardo le figure e provo a far rime su quelle. Il fare rime sarà vaglio certo, come la semina: dove fioriscono, vuol dire che terra e semente erano buone, o compatibili.

    Sono già "Figure Buie" queste immagini, fiabe nere, tragiche, e fortemente narrative: contengono storie. Di più: numerose storie. Sono figure opalescenti, come le perle che avvolgono in fogli traslucidi strati e strati sottostanti: storie e storie sovrapposte. Io le guardo, scelgo quelle che "mi dicono", e quelle sviluppo, racconto in versi. Quando spedivo ad Antonella la Rime Buia di una sua figura lei spesso esclamava, un po' disorientata ma incantata: "Ah!... Ma guarda!... Sì, io non avevo pensato a questo, disegnando quell'immagine, però... però ecco, ora leggendo vedo che sì, ci sta: c'era dentro anche quella storia".

    Di quelle sette prime tavole, sei diventano Rime Buie. "La donna serpente", per motivi che non so e trovo inutile indagare, non genera rime; le altre sei diventano le prime del libro, coi nuovi titoli: 1. Colle degli elfi - Le due sorelle
    2. Casa nel bosco - Persa perduta
    3. Prezzemolina - Lasciami andare!
    4. Pinocchio e la balena - Mangia!
    5. Conversione di San Paolo - Il Cavaliere
    6. La donna e il serpente - (nessuna Rima Buia)
    7. L'isola - L'isola
    E da lì avanti: altre Figure Buie mi arrivano, altre Rime Buie ne nascono, portando in superficie strati perlacei sepolti. Alcune appaiono opache - attenzione, non sono ma appaiono a me: non traspaiono per gli occhi delle rime, che quindi tacciono. Poi le tavole finiscono, ma le rime scritte finora sono poche per "fare libro": altre ne occorrono, dello stesso stile, periodo, atmosfera di colore e narrazione. Antonella, come fra noi dicevamo, "scende in miniera" a rumigare negli scatoloni dei suoi archivi, cerca, trova, mi spedisce. E così, trasponendo, portando ad affiorare strati perlacei, sviluppando, provando e abbandonando, o non provando nemmeno e passando a un'altra, arriviamo a diciotto Rime Buie. Basta. Antonella "in miniera" non trova più metalli adatti, e io stesso sento raggiunta la misura: troppo buio a lungo andare acceca, o molto peggio annoia. Ci fermiamo, le Rime Buie sono nate.
    Scrivo a Mariagrazia Mazzitelli, direttrice di Salani, gliele presento. Le dico: attenta, non sono rime per bambini (ma di ciò subito qui sotto). Lei risponde: "È bellissimo tutto, sono piena di ammirazione". Anche il libro è nato.

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    Perché non per bambini? Non erano così buie queste rime, nel loro primo nascere: lo sono diventate, sono cresciute in statura, età e buio lungo il cammino. Hanno passato la pubertà, e perso l'innocenza, intorno alla quarta rima, "Mangia!".

    Le prime tre volgevano già al buio ma, fedeli a titoli e soggetti delle loro figure (Colle degli elfi, Casa nel bosco, Prezzemolina), al buio scintillante della fiaba, tetra e paurosa prima delle bonifiche disneyane. Danzavano sul bordo della notte, queste prime tre ballate, ma le avrei pur fatte leggere ai bambini, a cui le paure ben finte nelle figure dalla fiaba da millenni non fanno che bene. E allora cos'è successo nella quarta?

    È arrivata dal cielo una rima. O meglio, prima che rima, una battuta perfetta che poi ha trovato rima. La balena di Pinocchio, terribile e stupenda nel semicerchio della bocca immane sognata e disegnata da Antonella, era fiorita per me, nel racconto in rima, come figura dell'alimentazione: e per esempio, nella scena del somministrare la pappa ai bambini ("Apri la bocca grande grande!"). E mangia bimbo mio!, e mangia bimbo mio!, coi dovuti commensali animali (merli, leoni, lupi, scarabei) e poi fiabeschi (balene di Pinocchio, orchi) evocati a persuasione, alla fine la mamma esasperata sbotta in un'ultima quartina, che nella prima versione suonava:

    Dunque perché non mangi?
    Figlio delle mie brame
    E adesso perché piangi?
    Non hai fame?

    L'Ala del Suono chiude bene, perfettamente. L'Ala del Senso no: non aggiunge e non toglie, non depista, non lancia, lascia lì. Ma un'altra chiusa possibile, cortissima, mi sussurrava già all'orecchio tre parole, elementari e atroci: e quelle sì che spostavano, scagliavano molto lontano. Provo a scriverle. L'ultima quartina diventa:

    Dunque perché non mangi?
    Figlio delle mie brame
    Perché piangi così?
    Cosa c'è, non hai fame?
    Ma io sì

    Quando la forma esatta si manifesta, non serve chiudere gli occhi. Deciso: Rime Buie non sarà un libro per bambini.

    Perché? Non lo so, non lo so dire in modo chiaro e fondo. Essendo mio mestiere e maestria la narrazione e la rima per i bambini, non lo sono psicologia e pedagogia. Non so spiegare nelle loro chiare lingue questa istintiva ripartizione delle età: posso azzardare disordinate osservzioni, un po' dogmatiche, tautologiche, parafrastiche, ma eccole qui.

  • Proprio perché scrivo per i bambini, e da molti decenni, vedo subito quando ciò che sto scrivendo per bambini non è.
  • Ci sono forse enzimi della mente che i bambini ancora non hanno: perché non diamo a un piccolino cozze crude, barbera e 'nduja?
  • Queste rime narrano fatti, ma velati da reticenze e allegorie: per un bambinio non succede niente.
  • Non credo che i bambini se ne spaventino, tutt'al più si annoiano. E questa noia mi dispiace e anche mi nuoce.

  • Molto meglio, però, più vicino al mio mestiere, è leggere quese rime con gli occhi dei bambini. Sentirli leggere e poi chiedere, così:
    "Ma chi era quella vecchia che la portava via?", "E alla fine la mamma lo mangia?", "Che cosa fa quel cavaliere? Vince o perde?", "Perché da quell'isola non si può partire?", "Che cosa dice quella signora distratta?", "Cosa vuol dire delirio calmo dell'interpretazione?", "Ma quella poesia dice come siamo fatti dentro?", "Cosa ha nascosto nella torre quel signore?", "Perché quell'altro saliva le scale, dove portavano?", "Ma quella è una pianta o un bambino?", "E il giardiniere piantave le persone nella terra?", "Ma quel lupo è cattivo?"...

    I bambini son ben capaci di processare e godere cose, parole e versi che non capiscono: basta pensare alle loro stupende rime senza senso, magnifica e salvifica litania. Ma devono essere: o del tutto senza senso, per statuto giocose, una bella burla atletica della lingua ("Quando la sera la luna macarèna | Acqua salata, zucchero filato | Gelato al cioccolato, tu me l'hai rubato | Tutto ciucciato, mora mora yes!"); o inframezzate di parole comprensibili, den dosate, vicine l'una all'altra, pietre di fiume dove posare i piedi per guadare quella poesia. Altrimenti le domande di cui sopra riempiono interamente la lettura, e il silenzio di posa sul fondo che deve seguire; non resta neanche tempo e il silenzio per godersi il Suono, la rima e le parole a tamburino, e sacrosantamente quel bambino guarda la porta per andare poi a giocare.

    Ecco, non so, non credo d'aver spiegato. Ma una cosa i bambini e l'età mi hanno insegnato: perché queste poesie non sono per bambini? Perché si vede che non lo sono, basta leggerle. E poi, se invece non basta, "perché sì".

    (Con uno spiraglio d'eccezione, che posso solo sperare, non prevedere, e tanto meno prescrivere).

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    Filastrocche per i grandi Rime Buie è un esperimento, che a questo punto del cammino poetico e umano mi toccava e mi piaceva fare. Io sono un poeta di poesie filastrocche. Lasciamo fuori per ora il contenuto e parliamo per un minuto della forma. Le filastrocche sono composizioni poetiche fortemente strutturate in rima e metro regolari e ricorrenti, a differenza della poesia contemporanea, che da un bel pezzo ha abbandonato quella gabbia. Le filastrocche dunque, come tali, perché tali, per contenuto che si presuppone giocoso e per forma di metro e rima, son definite come poesia elettiva per l'infanzia. È così, tali sono e va benissimo. Ma c'è un dato d'esperienza che mi dice che sì, è così, ma forse non solo così. Da trent'anni di testimonianze, lettere e social e messaggi e incontri, io so per certo che le mie tante filastrocche per bambini piacciono ai grandi, che le trovano utili e belle, le conoscono e le consumano beati, quasi sempre "con la scusa dei bambini": perché hanno figli o alunni, e a loro le comprano e leggono. Le leggono anche da soli?
    Bene, l'esperimento di Rime Buie è: togliere quella scusa. Visto che anche gli adulti sanno godere di una poesia di forte stoffa ritmica e sonora, che non si trova in altre produzioni poetiche d'oggi dedicate a loro, perché non farlo direttamente, "senza filtro"?

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    Filastrocche narrative Poesia e narrativa sono generi duali, una diade di sorelle separate. Ma come ogni frontiera degli umani anche questa è un colabrodo, dove i popoli si meticciano felici da millenni. Esiste una prosa poetica e una poesia narrativa. Le Rime Buie son filastrocche narrative: in ciascuna c'è la voce forte e chiara di un "io" che racconta una vicenda forte e scura. Ecco una sorta di indice (un po' poetico a sua volta) di queste diciotto storie.

    1. Sorelle lucertole in fuga, e il pericolo è qui.
    2. Donne perdute nel bosco, che salva perdendo.
    3. Bambine rapite dove non vogliono andare.
    4. Mamme balene affamate di figli digiuni.
    5. Cavalieri sfiniti, compiuti dai loro compiti.
    6. Isole da cui non si potrà partire mai.
    7. Donne distratte che hanno perduto la vita.
    8. Porte sui labirinti reclusi del corpo d'amore.
    9. Anime che volano via senza saperlo.
    10. Bambini che sono piante rigogliose.
    11. Torri prigioni di un'unica minima gioia.
    12. Scale che era meglio non salire.
    13. Sogni subacquei da cui non ci si sveglia.
    14. Scale che era meglio non scendere.
    15. Erbari dove ortolani coltivano gente infelice.
    16. Donne rapite bambine, in rapina infinita.
    17. Notti rabbiose d'insonnia in attesa del lupo.
    18. Angelo Buio che dice e rigenera tutto.

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    Vecchie ballate Scrive l'editore nella quarta di copertina (citando un giudizio di Nicola Gardini, riportato per esteso qui sotto): "fiabe nere, lucide, tragiche, in cui ribollono secoli di smarrimenti". Ma perché, viene da chiedersi, tutta questa tragedia? Semplice: perché le storie tragiche e tristi, le fiabe nere disperate e commoventi narrate dai trovatori e dai bardi, dai facitori di cuntu siciliano e da tutti i griot del mondo, hanno da sempre incantato i cuori umani. È dovere del mestiere approfittarne, e così è stato per millenni, con esiti miseri, medi ed eccelsi. Non ho attinto a quei modelli lirici di malanno consapevolmente: solo dopo avere scritto queste rime mi son venute in mente le antiche ballate inglesi e irlandesi che ho amato (e cantato e suonato alla chitarra) in anni lontani. Per fare quattro esempi: "Cruel sister" e "When I was in my prime", nella versione dei Pentangle, o "Where the wild rose grow" e "Henry Lee" cantate da Nick Cave, rispettivamente con Kylie Minogue e PJ Harvey (qui i testi). Versi che cantano vite perdute brillano da millenni, come candele labili e inestinguibili nella notte dell'uomo.
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    Non è buio da Covid Questa non è una excusatio non petita, non del tutto: è la risposta anticipata a una domanda che, nei tempi in cui il libro esce, probabilmente verrà posta (petita), e con qualche ragione. Cancellerò questo capitoletto, spero, fra un anno o due.
    Nei miei giri di incontri per le scuole d'Italia i bambini che hanno letto le RIME DI RABBIA mi chiedono spesso: "ma eri arrabbiato quando le scrivevi?" Gli rispondo che no, il contrario: che ero felice e contento, perché scrivere in rima mi piace e mi rende felice. Aggiungo che si scrive meglio di qualche sentimento o situazione tenendosi a distanza, per meglio vedere. Chiedo loro se camminando per le strade della loro città vedono la città. No, che non la vedono: vedono fino alla piazza, fino alla fine della strada, fino al palazzo laggiù. Per vedere la città devoo andare sul belvedere in cima al colle, sul campanile alto, sulla ruota del luna park. Così è per la rabbia: si vede meglio, e si può dire in versi, standone fuori, un po' lontani, un po' dall'alto. Allora scriverne diventa molto bello.
    Con le stesse parole rispondo alla domanda che forse sarà avanzata da qualche lettore, a me o a se stesso: queste rime rispecchiano un buio da reclusione, da smarrimento pandemico dell'autore? Hanno a che fare con la clausura, sì, ma per il contrario esatto di ciò che si pensa: per la gioia lucente (per cui nutro, date le circostanze, un po' di scrupoli e vergogna) di poter stare sano e contento a scrivere ogni santo giorno, recluso in un bel giardino leccese luminoso di limoni, queste e tante altre rime.
    E si può gioire scrivendo la disperazione? Certo, per diversi motivi. Il primo l'ho già in parte detto sopra: perché le rime venivano bene, e quando l'opera viene bene l'artiere prima di tutto lo sa, lo vede; e poi, semplicemente, ne gioisce. Il secondo motivo non lo dico, o non ancora: perché se queste sono rime narrative, allora c'è pericolo di spoiler. Lo lascio dire all'Angelo finale, quello dell'ultima Rima Buia. Sarà lui a dirci perché è importante, forse perfino bello e consolante, dire e scrivere in rime e figure il buio.

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    NOTE DELL'AUTRICE DELLE TAVOLE

    La narrazione visiva Ho dipinto le immagini di questo libro in anni diversi, dal 1987 al 2012. Venticinque anni.
    Hanno tecniche diverse. Il filo che le tiene insieme è l'inquietudine, la ricerca – nell'oscurità – di una traccia.

    L'artista visivo ha continuamente 'visioni': si formano naturalmente nell'immaginazione, frutto di combinazioni fra ricordi, opere viste o studiate, impressioni quotidiane. La tecnica è necessaria per rappresentare quello che vediamo nell'immaginazione e che altrimenti ci può confondere o sopraffare. Quando riesco a tradurre la visione sulla pagina mi sento felice, più libera, più lieve, e soprattutto capisco cosa quell'immagine vuole dirmi.

    Ogni immagine ha la sua storia, il suo posto lungo un arco di stati d'animo e di eventi. Fra le diciotto che compongono questo libro, per esempio, tante sono le sfumature fra due estremi: la più drammatica, Mangia! (2002), Pinocchio divorato dal pescecane che emerge in un angoscioso mare di denti; e la più salvifica, L'Angelo'(1987), che indica all'artista, al poeta e al lettore la via d'uscita dal buio del libro.

    Le fonti delle immagini IMMAGINI TRATTE DAL FILM "ICARO"
    (cortometraggio d'animazione; disegni, regia e animazione: Antonella Abbatiello; Musica: J. S. Bach. Produzione: Antonella Abbatiello e Giulio Gianini. Italia, 1987).

  • L'Angelo (ispirazione: "Le tentazioni di Sant'Antonio" di Odilon Redon, illustrazioni per l'opera omonima di Flaubert, 1888).
  • La Torre (ispirazione: "La torre di Babele" di Pieter Brueghel il Vecchio, 1563).
  • Le Porte (ispirazione: opere di Maurits Cornelis Escher).
  • Le Scale (ispirazione: scenografie di Adolphe Appia e Josef Svoboda).
  • La Pianta (ispirazione: incisioni botaniche ottocentesche).
  • L'Isola, L'Anima, Salmo 68 (ispirazione libera).


  • IMMAGINI TRATTE DA ALTRE FONTI E OCCASIONI

  • Il cavaliere: "La conversione di San Paolo", quadro realizzato per una mostra al Teatro La Fenice, Venezia 2012.
  • La discesa: illustrazione per "Il figliol prodigo", concorso su tema biblico, Monaco 2001.
  • Mangia!: opera realizzata per la mostra "L'altra metà di Pinocchio", 2002.
  • Le due sorelle: "Il colle degli elfi" (fratelli Grimm), opera realizzata per la mostra "Sirenette di carta e soldatini d'inchiostro", 2005.
  • Persa perduta: "La casa nel bosco" (fratelli Grimm), opera realizzata per la mostra "Antichi incanti", 2009.
  • Lasciami andare! (1), Lasciami andare! (2), L'Erbario: studi per il libro "Prezzemolina", di G. B. Basile, Fabbri Editore 2005.
  • La Distratta: manifesto per lo spettacolo teatrale "Escurial", 1987 (ispirazione: "Ritratto di donna" di Rogier Van der Weyden, 1435).
  • L'Insonnia: illustrazione per la poesia "La luna" di J. L. Borges, realizzata per la mostra "L'una e un quarto", 2001.

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    RECENSIONI E GIUDIZI

    Interviste e articoli
    TUTTOLIBRI del 24/04/2021



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    LA NUOVA SARDEGNA del 03/05/2021



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    Lettere e messaggi NICOLA GARDINI
    Ho letto le Rime buie e volevo dirti che le ho trovate molto potenti: lucide, nere, tragiche. Ci ribollono secoli di smarrimenti. La tua misura, però, frena il magma, e il disordine si ordina - forse solo perché lo possiamo guardare e sentire più distintamente. Insomma, complimenti. Il tuo pubblico di grandi avrà adesso le sue filastrocche per guardarsi un po' dentro.

    SILVIA VEGETTI FINZI
    Caro Bruno, grazie dello straordinario volume di immagini e poesie, creato con Antonella Abbatiello.
    Le ho osservate e lette con appassionato incanto.
    La sinergia tra figure e suoni è davvero meravigliosa. L’opera risuona nell’animo del fruitore anche al di là della coscienza intenzionale: per sempre.

    CHANDRA LIVIA CANDIANI
    Cara Mariagrazia, il libro di Tognolini che mi hai mandato secondo me è il suo più bello: grazie!

    ARMANDO BUONAIUTO
    Il Nick Cave dentro di te si è fatto strada a grandissime e inquiete falcate. Lo sto leggendo adesso e mi sono già un po' innamorato della Distratta. E della tensione tra versi e immagini. Bello bello. Strano però saperle uscite dalla tua penna

    LORENZO ANTONAZZO
    Proprio stamane leggevo a mezza voce il suo "Rime buie", quando mi si è avvicinato mio figlio, cinque anni, come incantato. Si è steso accanto a me e ho cominciato a leggere a voce alta e limpida: nonostante i temi cupi, lo scoccare delle rime e l'affabulazione del ritmo (ché quella del narrato non era alla sua portata) hanno conquistato anche lui. Dunque grazie per le sue parole da parte di un grande ammiratore e di uno piccolo.
    (La mia risposta: "Sì, Lorenzo, lo so. O meglio, lo sospettavo, in parte lo speravo. Ma questo dilagare del battito dei versi oltre le barriere delle età è cosa che potranno scoprire alcuni genitori con alcuni figli: non posso prescriverla io")


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    ASSAGGI. TRE RIME BUIE


    Lasciami andare!




    Ingrandire


    Lasciami andare! Lasciami andare!
    Lasciami andare!
    Sono sparita, non me ne sono
    Nemmeno accorta

    La vita stava per cominciare
    Alba di mare
    Mi hanno rapita, non so nemmeno
    Chi è che mi porta

    Mi hai trascinata
    Fra questi tronchi, gambe di morti
    In questo bosco
    Così lontana dai giorni miei
    Mi hai fascinata
    Non voglio andare dove mi porti
    Non ti conosco
    Lasciami stare, dimmi chi sei!

      Sono la vita, sono la morte
      Sono il cammino
      Disse la donna, sono la strega
      Sono la madre
      E questi tronchi sono le porte
      Del tuo giardino
      Sono la sorte che ora ti lega
      Lasciati andare

    Tu sei uno sbaglio
    Io non li voglio questi giardini
    Lasciami andare
    Tu mi hai rapita, non so perché
    Ora mi sveglio
    Perché non voglio che mi trascini
    Se è dentro il buio che devo andare
    Vado da me

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    La distratta




    Ingrandire


    L'essenza mi è fuggita fra le dita
    Persa in cieli distanti, indifferente
    E nella vita ho corso avanti senza
    Capirci niente

    Stavo attenta, in ascolto, stavo attenta
    Sentivo il canto chiaro del creato
    Mi voltavo a guardarlo: troppo lenta
    S'era spostato

    Ero paziente, mite, silenziosa
    Camminavo i miei giorni sorridendo
    Come sorride chi non sa bene cosa
    Sta succedendo

    Guardavo il mondo come un cane il suo padrone
    In ansia di capire cosa pensa
    Delirio calmo dell'interpretazione
    Attesa densa

    L'amore è stato un sogno indecifrabile
    I figli visi cari ma lontani
    Tutto il resto un disegno inafferrabile
    Fra le mie mani

    E le cose sfumavano i contorni
    I paesaggi slittavano di scatto
    Le stagioni stingevano nei giorni
    Di un anno astratto

    Non sono matta, la sento, la indovino
    L'armonia della vita, intensa, intatta
    Forse ci son passata anche vicino
    Ma ero distratta

    Ho proseguito, su quella via che porta
    Sempre appena più in là di ciò che vedo
    E infine a un certo punto sono morta
    Almeno credo

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    La salita




    Ingrandire


    Fu allora che vidi le scale
    Che portano in cielo
    La vita era lago di sale
    Era fango di gelo
    Un soffio dorato di brezza
    Aprì uno spiraglio nel male
    E fu la salvezza
    Fu allora che vidi le scale

    Non era né indietro né avanti
    La via della vita
    In corse e cammini fiammanti
    Cercavo l'uscita
    La favola di cui ti fidi
    La nuvola di cui t'incanti
    Ma quando la vidi
    Non era né indietro né avanti

    La via dell'uscita era in alto
    La vita era in su
    Tracciata in quel cielo di smalto
    Nel sempre di più
    Le belle utopie dell'altezza
    Apparvero in un soprassalto
    E fu la certezza
    La via dell'uscita era in alto

    E presi a salire le scale
    Mio nuovo cammino
    Non vidi il tranello mortale
    Ogni nuovo gradino
    La scala del cielo infinita
    La luce diritta che sale
    Lasciai la mia vita
    E presi a salire le scale

    E ora sono troppo avanti
    Per tornare indietro
    E ancora sono troppo indietro
    Per giungere in cima
    Non ho più la forza di prima
    Gli uomini sono distanti
    Il buio è più tetro
    E ora sono troppo avanti

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    Questa pagina è stata creata il 12 aprile 2021 e aggiornata l'ultima volta il 3 maggio 2021


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